iPhone comic
"A separate world" è il primo fumetto evoluto per iPhone ad essere stato realizzato e ideato interamente in Italia dalla Visual Creative Studio di Alessandro Risuleo. Gli iPhone comics stanno sempre più riscuotendo un successo sulle periferiche multimediali per eccellenza, l'iPhone e l'iPod touch.
"A separate world" rappresenta il primo esperimento di "enhanced iPhone comic". Un enhanced iPhone comic contiene tutti quegli elementi necessari a far diventare un semplice fumetto per iPhone un vero prodotto multimediale, audio, video, effetti speciali elementi di interattività.
Vari saranno gli esperimenti portati avanti dalla nostra struttura per aumentare le caratteristiche di questo innovativo prodotto.
IPhone Comic
Sarà veramente questa l'evoluzione del fumetto?
Immagini
Tratto dalla
"STORIA DEL FUMETTO IN ITALIA"
di Daniele Gianotti
Il fumetto in Italia dal 1945 agli anni '70.
La ripresa della vita civile e politica nel nostro paese all'indomani della fine delle ostilità fu accompagnata " tra l'altro " anche dall'attività editoriale relativa alla produzione e diffusione del fumetto. Dei numerosi giornalini che videro la luce si può dire che nacquero vecchi. Salvo alcune eccezioni, essi si presentarono come una ripetizione dei loro fratelli dell'anteguerra, e questo giustifica il fatto che la quasi totalità di essi ebbe vita breve o quantomeno stentata. Il fumetto americano continuava ad essere oggetto di lettura da parte della nuova generazione di adolescenti, ma non rivestiva più quel potere d'attrazione che aveva esercitato nel periodo prebellico. A determinare il mutamento dei gusti e degli interessi del pubblico, soprattutto femminile, influì un nuovo tipo di lettura rappresentato da alcuni neonati periodici quali Grand Hotel dei Del Duca e Bolero Film di Mondadori, ben presto seguiti da una valanga di testate consimili.
Nacque il fotoromanzo. Sostanzialmente diverso dal fumetto, il fotoromanzo conquistò subito larghe masse di lettori sottraendoli al fumetto che non presentò mai quello squallore e quella limitatezza di ricostruzione ambientale proprie del fotoromanzo. Tutto ciò finì per riconfinare il fumetto a strumento di lettura per l'infanzia e l'adolescenza, per una fascia di età compresa tra i 6/7 e i 14/15 anni circa.
Mondadori ripropose a partire dal 15 dicembre 1945 un Topolino immutato che presentava i medesimi racconti lasciati in sospeso nel 1943 come se nulla fosse accaduto, ma questo determinò un calo di intesse dei lettori, aggravato da un mutamento nel carattere del "topo" disneyano che venne perdendo la fresca ingenuità di piccolo borghese con punte di insicurezza per assumere la presunzione dell'eroe infallibile ma un poâ scostante. In compenso acquistò in simpatia il personaggio di Paperino eterno nato-perdente, che finì per essere contornato da una serie di comprimari (Qui, Quo, Qua, Gastone, Paperon dei Paperoni·) altrettanto felici come creazioni. Nel 1949, con una tiratura di sole 40.000 copie, su iniziativa di Mario Gentilini il settimanale fu trasformato in un mensile tascabile contenente solo personaggi disneyani. La testata adattata ad un pubblico infantile riprese quota e ridiventò in breve settimanale.
Nel 1953 L'Editoriale Universo rilanciò la vecchia testata de Il Monello diretta ad un pubblico preadolescente con una mescolanza di storie avventurose e comiche. Il settimanale rimpinguato nel tempo con materiale di provenienza estera e nazionale ha mantenuto discreti standard ed è stata per molti anni, uno dei più diffusi.
Gli anni dal 1950 al 1955 rappresentarono l'optimum di tutta la produzione de Il Vittorioso nella sua più che trentennale attività (la stampa era di Mondadori, accuratissima nella sua quadricromia) e così raggiunse le 300.000 copie di tiratura. Il giornale " che nell'immediato dopoguerra aveva tenuto un tono moderatamente democratico e moralistico " incominciò ad assumere intorno al 1948 atteggiamenti anticomunisti più o meno velati. Negli anni successivi il giornale "cadde in disgrazia" (i disegnatori erano attratti da altri editori, la qualità tipografica divenne scadente·) e alla fine del '66 la testata e l'archivio furono venduti alle edizioni EDI.PER. Venne creata una nuova redazione che nel 1967 (il 1¡ gennaio) lanciò il giornalino in formato ridotto col nome Vitt. Diedero ampio spazio a servizi giornalistici e fotografici su vari temi (sport, attualità, varietà·) e i fumetti finirono per farvi la parte del"cugino poveroâ pur mantenendosi su livelli qualitativi discreti.
Anche il Corriere dei Piccoli aveva ripreso le pubblicazioni nell'immediato dopoguerra sull'impostazione grafica tradizionale: quadretti con le didascalie. Sulle prime manifestò una simpatia per i movimenti partigiani, ma la linea moderata si impose quasi subito e in modo definitivo. Nel 1946 cambiò il nome in Giornale dei Piccoli, ma solo per qualche settimana. Si continuò a riproporre i vecchi personaggi (Bonaventura, Bibì e Bobò, Sor Pampurio, Mio Mao·) accanto a qualche nuova creatura. Sotto la direzione di Carlo Triberti " iniziata nel 1959 " sâincominciò a sentire aria di novità: i vecchi personaggi vennero gradualmente sostituiti con i nuovi e le didascalie scomparvero per far posto al balloon. Nel 1965 fece la sua comparsa il francese Lucky Luke di Morris su testi di Goscinny. Ma il vero cambiamento doveva verificarsi nel 1968.
Il successo riscosso dal Vittorioso fece comprendere alle sfere dirigenti dei P.C.I. la necessità di intervenire sfruttando adeguatamente il nuovo mezzo espressivo. Vide la luce " il 1¡ ottobre 1949 " Il Pioniere che presentò molti punti di contatto con il Vittorioso sebbene i due giornali militassero su fronti ideologicamente opposti. Al pari del suo concorrente Il Pioniere usava per la distribuzione canali analoghi a quelli del suo"concorrenteâ e cioè le cellule del partito e le Case del Popolo. La stessa impostazione grafica ed il rapporto testo-fumetti ricalcavano quello del giornalino cattolico. Nel 1964 Il Pioniere, senza avere mai riscosso il successo del suo antagonista, cessò di esistere come testata autonoma e divenne un inserto dell'Unità del giovedì fino ai primi del â67. Il titolo fu poi ripreso per un supplemento del settimanale comunista Noi Donne.
Nella prima metà degli anni Cinquanta furono fatti alcuni tentativi " con scarso successo " per lanciare nuove testate di giornalini. Tra essi ricordiamo:
Il Disco Volante edito nel 1954 dalla Casa Editrice Cappelli, che si avvaleva di una tecnica grafica d'avanguardia nella realizzazione di dei fumetti e cioè della mezzatinta per gli sfondi e del tratto per i primi piani così da dare la sensazione della profondità della vignetta e del rilievo della figura,
Tintin pubblicato dall'Editore Francesco Vallardi tra il 1955 e il 1956. Provvide a diffondere da noi la produzione a fumetti franco-belga le cui caratteristiche di fondo consistevano nella cura conferita agli sfondi di ciascun quadretto dotato di profondità scenica, un ricorso limitatissimo ai primi piani, una cromatica accuratissima, sceneggiatura perfetta, ricchezza incredibile di particolari e rigorosità di riferimenti. Inoltre seppero liberare i personaggi comici dalla leziosità della favoletta per inserirli in un contesto che " per quanto caricaturale " manteneva intatta tutta la carica di"suspanceâ propria dell'avventura.
Nel 1957 cominciò ad essere pubblicato " come supplemento del giovedì al quotidiano Il Giorno " un inserto per i più piccoli chiamato Il Giorno dei Ragazzi. Fu un successo, basti pensare che il giornale che aveva una tiratura media di 100.000 copie passava il giovedì a oltre 200.000. L'inserto attingeva per il materiale a fumetti all'inglese Eagle e si avvalse anche della collaborazione di Jacovitti che vi disegnò un nuovo eroe western dalla comicità assurda: Cocco Bill. La crisi che colpì il giornale inglese Eagle si ripercosse anche su Il Giorno dei Ragazzi che dapprima ridusse il numero delle pagine e venne infine soppresso verso la fine del 1968.
Così i tardi anni '60 segnarono la fine di alcune delle ultime testate di giornalini (Il Vittorioso, Il Vitt, Il Giorno dei Ragazzi) e la necessità di rinnovamento per le poche che restavano (Il Giornalino e Il Corriere dei Piccoli).
Gli albi a fumetti costituirono un importante capitolo nella storia del fumetto italiano del dopoguerra. Prodotti in tutti i formati (dalle strisce al formato gigante) gli albi oltre a ripresentare storie già comparse a puntate sui giornalini divennero soprattutto il tramite editoriale per la diffusione diretta delle avventure inedite di nuovi eroi di carta creati da autori italiani.
Ferma restando, sul piano grafico e contenutistico, la singolarità delle varie storie è possibile ritrovare delle costanti: i fumetti sono fumetti di azione, estranei da insistenze psicologiche, tesi alla descrizione delle vicende narrative, il disegno è rapido e privo di preziosismi. Inoltre è comune a molte produzioni l'utilizzazione di eroi adolescenti " nei confronti dei quali scatta inevitabilmente l'identificazione dei lettori " ed è rilevabile in molte storie l'accentuazione del tema della violenza e l'accenno a motivi sentimentali e sexy. Inoltre la diffusione a mezzo albi periodici delle avventure di personaggi fissi ha finito per creare dei veri e proprio characters le cui storie si sono articolate in lunghe trame che hanno raggiunto in alcuni casi la stessa complessità dei romanzi di appendice.
A partire dagli anni '60 incominciò a diffondersi, gradatamente, una saggistica sui fumetti preoccupata di cogliere la vera natura del nuovo mezzo espressivo, oggetto di sempre meno prevenuti dibattiti a livello pisco-pedagogico. Nel 1964 il semiologo Umberto Eco ed il sociologo Roberto Giammanco investirono con gli strumenti d'analisi di due scienze in espansione il"fenomeno fumettoâ facendolo oggetto di acuta e seria indagine. Iniziava così nei confronti del fumetto quel "disgelo" che " quasi di colpo " nel 1965 avrebbe dato i suoi frutti.
È infatti nel Febbraio 1965 che ha luogo il primo Salone Internazionale dei Comics di Bordighera parallelamente alla prima Tavola Rotonda Internazionale sulla Stampa a Fumetti ed è nell'Aprile dello stesso anno che nasce la rivista Linus, fondata da Giovanni Gandini con la collaborazione, tra gli altri, di Elio Vittorini, Oreste Del Buono, Umberto Eco e Ranieri Carano. Linus è stata la prima rivista specializzata nel campo dei comics, in Italia. Si caratterizzò per il tono ironico che in alcuni casi sfiorava l'autocompiacenza, tono conferitogli da un nuovo genere di striscia comica autoconclusiva proveniente dagli Stati Uniti e di cui i Peanuts di Schulz erano l'esempio più eclatante. Linus finì per imporsi anche agli appassionati del fumetto"tradizionaleâ attraverso il recupero di classici americani comici ed avventurosi e non mancò di valorizzare alcuni autori nostrani che iniziarono il filone del cosiddetto fumetto d'autore, di un fumetto " cioè " di elevato livello grafico completamente concepito e disegnato dall'artista (un nome per tutti: Valentina di Guido Crepax). Di fianco ai contenuti disegnati, la rivista pubblicò decine di articoli di storia e critica del fumetto contribuendo all'affermazione di questo modo narrativo quale autonomo e multiforme genere espressivo figurato.
A questo punto " una volta"sdoganatoâ " anche la cultura"ufficialeâ prese in considerazione il fumetto facendolo oggetto delle più svariate analisi: politica, psicologica, estetica, semiologica e pedagogica. Di seguito riportiamo alcuni istituti culturali che si interessarono con una certa assiduità ai fumetti:
Centro di Sociologia della Comunicazione di Massa e Archivio Internazionale della Stampa a Fumetti dell'Istituto di Pedagogia dell'Università di Roma (che nel 1969 realizzò AZ Comics la prima enciclopedia alfabetica mondiale sui personaggi a fumetti),
L'Istituto "Agostino Gemelli" per lo Studio Sperimentale dei Problemi Sociali dell'Informazione (I.S.P.S.I.V.) che si focalizzò sugli aspetti psicologici e sociali dei fumetti con studi pubblicati sulle riviste Ikon e I Quaderni di Ikon,
L'Istituto di Pedagogia di Roma che ha dedicato numerose pagine della rivista I Problemi della Pedagogia ai risvolti educativo-pedagogici del fumetto analizzandone i meccanismi di significazione,
L'Istituto di Pedagogia di Parma che ha svolto un lavoro analogo a quello di Roma pubblicando molti lavori sulla rivista Ricerche Pedagogiche,
L'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università di Parma, che ha svolto " negli anni 1969-1970 " una ricerca sul fumetto sotto l'angolatura psico-sociologica e semiologica.
Negli anni '70 l'interesse culturale per il fumetto è aumentato dando il via a molteplici iniziative, tra cui la creazione nel 1974 a Sansepolcro (Arezzo) dell'INDIM (Istituto Nazionale per la Documentazione sull'Immagine).



